Fase 2. La Croce rossa italiana: “Preservare i più vulnerabili”

Il presidente Rocca: “Quello che ora ci preme maggiormente, sono le conseguenze socio-economiche del lockdown. Sono tantissime le persone e i nuclei familiari in grave difficoltà economica”

Dall’inizio della pandemia la Croce Rossa italiana ha svolto oltre 80mila servizi domiciliari – Croce rossa italiana

Non è ancora finita. Dipenderà dal senso di responsabilità e dalla capacità di dare continuità a un impegno senza precedenti, che ha visto in questi mesi la Croce rossa lavorare come se davvero l’Italia fosse diventato u n gigantesco ospedale da campo. Non solo con l’impegno in prima linea, ma con diffuse iniziative di solidarietà, di mutuo aiuto. Con un preciso mandato: “Preservare i più vulnerabili”.

In qualsiasi modo: “Donando il sangue, vista la carenza nelle strutture sanitarie in questo periodo; aiutando gli anziani, magari facendo loro la spesa; diventando “volontario temporaneo” per far fronte alle tante necessità del Paese”, ricorda Francesco Rocca, presidente della Croce rossa italiana e della Federazione internazionale delle associazioni di Croce e della Mezza luna rossa. Con un richiamo in più: “Quello del Tempo della gentilezza”. Un valore perduto che proprio in questi mesi è la risorsa in più.

La “Fase 2” richiede ai vari comitati territoriali, un lavoro in più,k indispensabile per mappare l’intero territorio. L’Itsat ha infatti affidato alla Croce rossa italiana l’indagine sulla sieroprevalenza “che coinvolgerà 190mila italiani, attraverso la quale sarà possibile fornire al Ministero della Salute importanti dati sulla curva dei contagi”, spiega Rocca. E non si tratta solo di una questione sanitaria. “Quello che ora ci preme maggiormente, sono le conseguenze socio-economiche del lockdown. Sono tantissime le persone e i nuclei familiari in grave difficoltà economica. Stiamo provvedendo a portare loro un sostegno concreto”.

Dall’inizio dell’attività di supporto per le fasce più deboli sono stati effettuati circa 80 mila servizi per la consegna a casa della spesa, dei farmaci e beni di prima necessità in oltre 300 Comuni. La maggior parte rivolti a persone in una fascia d’età compresa tra i 60 e i 90 anni di cui il 54% circa donne e il 46% uomini. Il numero verde 800.065510 ha gestito oltre 40mila richieste di supporto per servizi a domicilio, trasporto sanitario, assistenza psicologica, richieste e migliaia di richieste di aiuto alimentare.

Un impegno costato 17 “caduti” e una miriade di volontari che hanno lottato per la vita. Un tributo come neanche accade in zone di guerra. col dolore nel cuore per le nostre perdite, ultima quella di Emilio del Comitato di Codogno.

“Mai come in questo momento posso dire di essere orgoglioso del ruolo che rivesto, anche perché – osserva Francesco Rocca – in un’emergenza che non ha precedenti, che tocca in prima persona coloro che devono soccorrere, la Croce Rossa ricostruita in questi anni ha dimostrato la sua efficacia ed efficienza, riconosciuta e apprezzata a livello internazionale”. Da qui l’apello a tutti i volontari ad essere “cauti e attenti, oggi più che mai, per non vanificare gli sforzi, continuando a coltivare quel senso di umanità che ci ha consentito di trasformare la paura nel tempo della gentilezza”.

Fonte: avvenire.it

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